succodimore

in fieri

CHI SONO

Utente: succodimore
Nome: - -
...il succo di una mora stretta troppo tra le dita dei raccoglitori... possa il succo divenire inchiostro...

Commenti recenti

lorypersempre in Antigone morì...

Archivio

oggi
--- 2006 ---

Links

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 22 agosto 2006

Antigone morì murata

Forse le mancava l’aria

O forse il sonno

 

Ercole morì arso vivo

Achille colpito al tallone

Pentesilea del suo stesso dolore

Aiace suicida impazzito

Anchise morì di vecchiaia.

Jim Morrison è vivo o morto?

E Lennon?

 

Data la mia scarsa fantasia morirò probabilmente di noia.

 

 


postato da: succodimore alle ore 02:47 | link | commenti (2)
categorie: poesie

Aria pesa densa

Sopra terra secca

Aspetto che piova.

 

Aria pesa densa

Giorno offuscato dal troppo spessore

Spessore delle giornate

Spessore del maggio del giugno e dell’aprile

Tutto nuota in quest’aria pesa densa.

 

Altre tracce mi portano indietro

Sul sentiero dei sogni

Giochi di luce mi lasciano aperta una strada

Che sa soltanto tornare su se stessa


postato da: succodimore alle ore 02:47 | link | commenti
categorie: poesie

Il volo

(1997)

 

Piccola rondine

come sei entrata

tu stessa

nella gabbia –a capofitto-

 

senza renderti conto

e vedere i tuoi occhi

impauriti

neri di notte

e di volo

mentre l’unico rumore

che producevi

era il battito flebile delle tue ali, stanco.

 

Ti ho raccolto

mentre giacevi

come un piccolo Cristo nero

con le tue ali spiegate

tu sempre in cielo,

e pur così immobile a terra

e spingerti verso l’alto,

perché tornassi a volare.

 

Anche le mie ali ho aperto,

io fissa sul pavimento.

 


postato da: succodimore alle ore 02:40 | link | commenti
categorie:

QUESTE POCHE RIGHE SONO PER MAX.

SONO PASSATI NOVE ANNI DA QUANDO SE NE E' ANDATO, CORRENDO VERSO CASA NEL SOLE DI MARZO...

Marzo

 

Angelo caduto

è così bianco il tuo volto

che si riesce a vedere attraverso

la tua pelle d’alabastro

che riflette la luce

come una superficie di cera.

 

Non c’è mai stato sangue dentro te

oppure la terra, avida,

l’ha bevuto tutto.

Tu

immobile

senza respiro

stai per andare sotto terra.

 

E sei subito solo.


postato da: succodimore alle ore 00:29 | link | commenti
categorie:

 

Stanotte siamo soli io e te

mentre scivoli via dalla mia vita

ringhi contro di me tutta la tua rabbia

perché sai

quanto di te sia ancora in me

tu sei sangue che scorre nelle mie vene

io sono il sangue che scorre nelle tue

l’amore è il sangue che scorre nelle mie

 

forse è per questo che c’è così freddo,

perché l’amore non ha sangue,

e questo non è amore.

Questa è la corsa disperata, vana,

del sole che tramonta per trovare riposo

che cerca la luna senza mai unirsi a lei.

È la corsa dei nostri occhi impauriti.

Pochi metri ci dividono

Non ci incontreremo mai.

Non ridere di me

Io ti parlo dal buio della notte.

Posso almeno parlarti?

 

 

 


postato da: succodimore alle ore 00:24 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, 20 agosto 2006

Lentamente muore

(Pablo Neruda)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi non distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.


postato da: succodimore alle ore 19:38 | link | commenti
categorie: morire dentro

Qualunque cosa siate

(Douglas Malloch)

Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,
siate un arbusto nella valle,
ma siate il miglior piccolo arbusto
sulla sponda del ruscello.

Siate un cespuglio,
se non potete essere un albero.

Se non potete essere una via maestra,
siate un sentiero.

Se non potete essere il sole, siate una stella;
non con la mole "vincete o fallite".

Siate il meglio di qualunque cosa siate.


postato da: succodimore alle ore 19:34 | link | commenti
categorie:

Il paradosso del nostro tempo

(George Carlin)

Il paradosso del nostro tempo nella storia è che:
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.

Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, ed ancora più problemi,
più medicine, ma meno benessere.
Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco
ed odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.

Siamo andati e tornati dalla Luna,
ma non riusciamo ad attraversare la strada
per incontrare un nuovo vicino di casa.
Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.

Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
Abbiamo pulito l'aria, ma inquinato l'anima.
Abbiamo dominato l'atomo, ma non i pregiudizi.

Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.

Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni,
per produrre più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.

Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri,
ricchi profitti e povere relazioni.

Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.

Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta,
della moralità a perdere, delle relazioni di una notte,
dei corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti.

E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina
e niente in magazzino.

RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.


postato da: succodimore alle ore 19:32 | link | commenti
categorie:

sui poeti

I poeti (quelli veri) hanno vite disastrate, che oscillano fra l’estasi e la disperazione, fra l’invasamento del palpito vitale e il desiderio di morte.

I poeti (quelli veri) hanno sul serio dentro di sé un fanciullino. Fanno ragionamenti macchinosi e improbabili, che fanno tornare sempre come vogliono loro. Quando poi scrivono, però, scrivono dal cuore, e se si lasciano andare a calcoli matematici lo fanno soltanto affinché la musica sia più dolce.

I poeti sanno sognare, e per questo non sanno vivere. Una parola basta per ferirli, ma un raggio di sole del mattino sa illuminarli dentro.

I poeti sono grati per il dolore, perché solo nel dolore possono creare. Infatti i poeti si lamentano nel dolore compiacendosene.

I poeti sentono talmente tanto nella creazione il potere di Dio, che a volte cercano di negarne l’esistenza, magari di schernirla.

I poeti si cibano delle scosse elettriche delle sensazioni, e amano quanto possa provocarle, perché senza sensazioni si sentono già sotterrati.

I poeti non riescono ad evitare il conflitto tra anima e corpo, perché amano quanto è corporeo, eppure allo stesso tempo vi si sentono intrappolati come in una gabbia.

I poeti si arrabbiano per un nonnulla e si sentono bruciare dentro, poi si chiudono nel loro mondo e covano orgogliosamente la loro incomunicabilità, destinata a far dischiudere le uova della poesia.

I poeti hanno solo una musa nella vita. Però riescono a innamorarsi molte volte.

 


postato da: succodimore alle ore 13:44 | link | commenti (3)
categorie: , poeti

Venite pure avanti voi con il naso corto

Signori imbellettati io più non vi sopporto

Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio

Perché con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati

Inutili cantanti di giorni sciagurati

Buffoni che campate di versi senza forza

Avrete soldi e gloria ma non avete scorza.

Godetevi il successo godete finché dura

Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura

E andate chissà dove per non pagar le tasse

Col ghigno e l’ignoranza del primo della classe.

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna

Però non la sopporto la gente che non sogna

Gli orpelli l’arrivismo all’amo non abbocco

E al fin della licenza io non perdono e tocco.

Facciamola finita venite pure avanti

Nuovi protagonisti, politici rampanti

Venite portaborse, ruffiani, mezze calze

Feroci conduttori di trasmissioni false

Che avete spesso fato del qualunquismo un’arte

Coraggio liberisti, buttate giù le carte

Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese

In questo benedetto assurdo bel paese

Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato

Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato

Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco

E al fin della licenza io non perdono e tocco

Ma quando sono solo con questo naso a l piede

Che almeno da mezz’ora da sempre mi precede

Si spenge la mia rabbia e ricordo con dolore

Che a me è quasi proibito il sogno di un amore

Non so quante ne ho amate non so quante ne ho avute

Per colpa o per destino le donne le ho perdute

E quando sento il peso di essere sempre solo

Mi chiudo in casa e scrivo

E scrivendo mi consolo

Ma dentro di me sento che il grande amore esiste

Amo senza peccato Amo ma sono triste

Perché Rossana è bella, siamo così diversi

A parlarle non riesco le parlerò coi versi

Venite gente vuota facciamola finita

Voi preti che vendete a tutti un’altra vita

Se c’è come voi dite un Dio dell’infinito

Guardatevi nel cuore l’avete già tradito

E voi materialisti col vostro chiodo fisso

Che Dio è morto e l’uomo è solo in quest’abisso

Le verità cercate per terra da maiali

Tenetevi le ghiande lasciatemi le ali

Andate a casa nani levatevi di davanti

Per la mia rabbia enorme mi servono giganti

Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco

E al fin della licenza io non perdono e tocco

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada

Ma in questa vita oggi non trovo più la strada

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo

Tu sola puoi salvarmi tu sola e te lo scrivo

Dev’esserci lo sento in terra o in cielo un posto

Dove non soffriremo e tutto sarà giusto

Non ridere ti prego di queste mie parole

Io sono solo un’ombra e tu Rossana il Sole

Ma tu lo so non ridi dolcissima signora

E io non mi nascondo dietro alla tua dimora

Perché oramai lo sento non ho sofferto invano

Se mi ami come sono per sempre tuo Cirano.

francesco Guccini ,

d'amore di morte e d'altre sciocchezze


postato da: succodimore alle ore 13:40 | link | commenti
categorie: