in fieri
Antigone morì murata
Forse le mancava l’aria
O forse il sonno
Ercole morì arso vivo
Achille colpito al tallone
Pentesilea del suo stesso dolore
Aiace suicida impazzito
Anchise morì di vecchiaia.
Jim Morrison è vivo o morto?
E Lennon?
Data la mia scarsa fantasia morirò probabilmente di noia.
Aria pesa densa
Sopra terra secca
Aspetto che piova.
Aria pesa densa
Giorno offuscato dal troppo spessore
Spessore delle giornate
Spessore del maggio del giugno e dell’aprile
Tutto nuota in quest’aria pesa densa.
Altre tracce mi portano indietro
Sul sentiero dei sogni
Giochi di luce mi lasciano aperta una strada
Che sa soltanto tornare su se stessa
Il volo
(1997)
Piccola rondine
come sei entrata
tu stessa
nella gabbia –a capofitto-
senza renderti conto
e vedere i tuoi occhi
impauriti
neri di notte
e di volo
mentre l’unico rumore
che producevi
era il battito flebile delle tue ali, stanco.
Ti ho raccolto
mentre giacevi
come un piccolo Cristo nero
con le tue ali spiegate
tu sempre in cielo,
e pur così immobile a terra
e spingerti verso l’alto,
perché tornassi a volare.
Anche le mie ali ho aperto,
io fissa sul pavimento.
QUESTE POCHE RIGHE SONO PER MAX.
SONO PASSATI NOVE ANNI DA QUANDO SE NE E' ANDATO, CORRENDO VERSO CASA NEL SOLE DI MARZO...
Marzo
Angelo caduto
è così bianco il tuo volto
che si riesce a vedere attraverso
la tua pelle d’alabastro
che riflette la luce
come una superficie di cera.
Non c’è mai stato sangue dentro te
oppure la terra, avida,
l’ha bevuto tutto.
Tu
immobile
senza respiro
stai per andare sotto terra.
E sei subito solo.
Stanotte siamo soli io e te
mentre scivoli via dalla mia vita
ringhi contro di me tutta la tua rabbia
perché sai
quanto di te sia ancora in me
tu sei sangue che scorre nelle mie vene
io sono il sangue che scorre nelle tue
l’amore è il sangue che scorre nelle mie
forse è per questo che c’è così freddo,
perché l’amore non ha sangue,
e questo non è amore.
Questa è la corsa disperata, vana,
del sole che tramonta per trovare riposo
che cerca la luna senza mai unirsi a lei.
È la corsa dei nostri occhi impauriti.
Pochi metri ci dividono
Non ci incontreremo mai.
Non ridere di me
Io ti parlo dal buio della notte.
Posso almeno parlarti?
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi non distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,
siate un arbusto nella valle,
ma siate il miglior piccolo arbusto
sulla sponda del ruscello.
Siate un cespuglio,
se non potete essere un albero.
Se non potete essere una via maestra,
siate un sentiero.
Se non potete essere il sole, siate una stella;
non con la mole "vincete o fallite".
Siate il meglio di qualunque cosa siate.
Il paradosso del nostro tempo
![]()
(George Carlin)
Il paradosso del nostro tempo nella storia è che:
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.
Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo.
Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, ed ancora più problemi,
più medicine, ma meno benessere.
Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.
Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco
ed odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna,
ma non riusciamo ad attraversare la strada
per incontrare un nuovo vicino di casa.
Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
Abbiamo pulito l'aria, ma inquinato l'anima.
Abbiamo dominato l'atomo, ma non i pregiudizi.
Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni,
per produrre più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.
Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri,
ricchi profitti e povere relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta,
della moralità a perdere, delle relazioni di una notte,
dei corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti.
E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina
e niente in magazzino.
RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.
I poeti (quelli veri) hanno vite disastrate, che oscillano fra l’estasi e la disperazione, fra l’invasamento del palpito vitale e il desiderio di morte.
I poeti (quelli veri) hanno sul serio dentro di sé un fanciullino. Fanno ragionamenti macchinosi e improbabili, che fanno tornare sempre come vogliono loro. Quando poi scrivono, però, scrivono dal cuore, e se si lasciano andare a calcoli matematici lo fanno soltanto affinché la musica sia più dolce.
I poeti sanno sognare, e per questo non sanno vivere. Una parola basta per ferirli, ma un raggio di sole del mattino sa illuminarli dentro.
I poeti sono grati per il dolore, perché solo nel dolore possono creare. Infatti i poeti si lamentano nel dolore compiacendosene.
I poeti sentono talmente tanto nella creazione il potere di Dio, che a volte cercano di negarne l’esistenza, magari di schernirla.
I poeti si cibano delle scosse elettriche delle sensazioni, e amano quanto possa provocarle, perché senza sensazioni si sentono già sotterrati.
I poeti non riescono ad evitare il conflitto tra anima e corpo, perché amano quanto è corporeo, eppure allo stesso tempo vi si sentono intrappolati come in una gabbia.
I poeti si arrabbiano per un nonnulla e si sentono bruciare dentro, poi si chiudono nel loro mondo e covano orgogliosamente la loro incomunicabilità, destinata a far dischiudere le uova della poesia.
I poeti hanno solo una musa nella vita. Però riescono a innamorarsi molte volte.
Signori imbellettati io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria ma non avete scorza.
Godetevi il successo godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l’ignoranza del primo della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
E al fin della licenza io non perdono e tocco.
Facciamola finita venite pure avanti
Nuovi protagonisti, politici rampanti
Venite portaborse, ruffiani, mezze calze
Feroci conduttori di trasmissioni false
Coraggio liberisti, buttate giù le carte
Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
In questo benedetto assurdo bel paese
Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere io amo essere odiato
Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Ma quando sono solo con questo naso a l piede
Che almeno da mezz’ora da sempre mi precede
Si spenge la mia rabbia e ricordo con dolore
Che a me è quasi proibito il sogno di un amore
Non so quante ne ho amate non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino le donne le ho perdute
E quando sento il peso di essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo
E scrivendo mi consolo
Ma dentro di me sento che il grande amore esiste
Amo senza peccato Amo ma sono triste
Perché Rossana è bella, siamo così diversi
A parlarle non riesco le parlerò coi versi
Voi preti che vendete a tutti un’altra vita
Se c’è come voi dite un Dio dell’infinito
Guardatevi nel cuore l’avete già tradito
E voi materialisti col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l’uomo è solo in quest’abisso
Le verità cercate per terra da maiali
Tenetevi le ghiande lasciatemi le ali
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi non trovo più la strada
Tu sola puoi salvarmi tu sola e te lo scrivo
Dev’esserci lo sento in terra o in cielo un posto
Dove non soffriremo e tutto sarà giusto
Non ridere ti prego di queste mie parole
Io sono solo un’ombra e tu Rossana il Sole
Ma tu lo so non ridi dolcissima signora
E io non mi nascondo dietro alla tua dimora
Perché oramai lo sento non ho sofferto invano
Se mi ami come sono per sempre tuo Cirano.
francesco Guccini ,
d'amore di morte e d'altre sciocchezze